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NOTA DEL REGISTA

La mafia è vinta. Ha vinto la mafia.

Quando la mafia sparirà, la mafia vincerà. Quando non ci saranno più latitanti da arrestare, la mafia avrà completato la simbiosi con la società. Quando non ci sarà più bisogno di violenza, intimidazioni o bombe per ottenere ciò di cui ha bisogno, allora la mafia non sarà più perseguita. Sarà diventata regola e non balorda eccezione.
Certo, c’è ancora qualcuno che prova a far finta di niente. C’è un ex-giudice di cassazione che da dieci anni chiede, senza successo, l’approvazione di un disegno di legge per impedire ai mafiosi di fare campagna elettorale (disegno di legge Lazzati). C’è una esponente dell’UDC campano che ha proposto un emendamento alla Finanziaria del 2007, che condanna le amministrazioni pubbliche corrotte o colluse con le stesse pene previste per i consigli comunali sciolti per infiltrazione mafiosa (disegno di legge Mazzoni). Ma sono solo gli ultimi slanci di un sistema di valori ormai obsoleto. Di un modo di pensare che non appartiene alla modernità.

Al giorno d’oggi i politici non hanno più bisogno di apparire puliti. Il 17 gennaio 2008, Salvatore Cuffaro è stato condannato a cinque anni di reclusione e alla sospensione permanente dai pubblici uffici per favoreggiamento semplice a singoli mafiosi. Incredibilmente si è dimesso, ma solo per essere eletto Senatore della Repubblica Italiana alle ultime elezioni. Il 15 maggio 2007, Marcello Dell’Utri è stato condannato a due anni di reclusione – insieme al capomafia Vincenzo Virga – e sospeso dai pubblici uffici dalla III sezione della Corte d’Appello di Milano, per tentata estorsione. Eppure non si è dimesso. Al contrario, il 10 aprile 2008 – tre giorni prima delle ultime elezioni – la Cassazione ha annullato la sentenza dichiarando che il processo è da ripetersi presso altra sede.

L’apparenza non deve più essere immacolata. O forse, per sembrare immacolata, l’apparenza dei nostri tempi deve poter rivendicare il valore di mafiosità. D’altro canto, che quello di mafiosità sia un valore, è ormai fatto insindacabile: intere linee di moda sono basate sul prestigio del “made in mafia”; I Sopranos, fiction basata su una famiglia della mafia bene, non perde occasione per ostentare non solo il lusso e il successo conseguiti, ma anche i valori familiari e tradizionali che il modello mafioso garantisce.

Dal 2005, la regione Calabria si costituisce parte civile in tutti i processi di ‘ndrangheta per “procurato danno da parte delle cosche all’immagine della Regione”. Ed ecco che nel giugno 2007 il Tribunale di Palmi ha condannato i clan Piromalli e Bellocco a versare 9 milioni di euro al comune di Rosarno (RC) come risarcimento danni. Proprio come in America: da quando i mafiosi hanno cominciato a pagar le tasse regolarmente, la loro immagine di assassini malviventi si è dileguata. O meglio: si è ribaltata a tal punto che la famiglia di uno dei più importanti boss di New York – John Gotti – ha un reality show tutto per sé, in cui si mostra quale splendido stile di vita caratterizzi l’esistenza dei suoi discendenti.

Dopo la trasmissione della fiction “Il Capo dei Capi”, un reportage da una scuola di Palermo metteva in luce proprio questa nuova percezione del valore mafioso. Su 17 ragazzi interpellati, solo 10 si identificavano col poliziotto Biagio Schirò. E ben 7 col capomafia Totò Riina. I ‘tifosi della mafia’ sostenevano che Riina aveva scelto quella strada perché aveva fame, perché aveva la necessità di sopravvivere, perché non voleva soccombere alla miseria e alla sopraffazione. Ma, a far propendere la metà dei ragazzi a ‘tifare’ per il modello mafioso, non è solo la dura legge della giungla: ci sono anche la seconda metà degli anni ‘90 e il primo decennio del 2000. C’è un efficace lavoro mediatico in cui la mafia è diventata puro stereotipo buono per far film e videogiochi. Un lavoro partito con l'eliminazione di notizie di mafia da tutti gli organi d’informazione. Quando, per cause di forza maggiore, questi hanno dovuto riparlarne, lo hanno fatto a discapito della realtà. O meglio, ponendo l’attenzione su quella parte di realtà riferibile, quella più innocua, (le bibbie, i pizzini, la ricotta, le frasi profetiche di Bernardo Provenzano), quella assolutamente distaccata dalla realtà delle collusioni, delle connivenze, dei mandati di esecuzione: di tutto ciò che condiziona la vita di tutti. Un lavoro che, a partire dal nuovo millennio, ha fatto di queste notizie irrilevanti una grande matassa buona per la messa in scena: che si trasforma automaticamente in nuova e unica realtà. In quanto è proprio quella delle fiction la visione della realtà che appartiene al grande pubblico, che incide significativamente sulla costituzione della mentalità collettiva.

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BIOGRAFIA DEL REGISTA

Salvatore Fronio nasce a Palermo nel 1974.
Nel 2000 si laurea in Lingua e Letteratura Inglese presso l'Università degli Studi di Siena.
Il suo interesse per il mezzo audiovisivo prende forma nella redazione de “La Storia Siamo Noi” (Rai Educational), in cui lavora da gennaio a luglio del 2002.
Nel 2002 realizza, insieme a Mark Fritz, “Roma, Mondo”, un documentario sulla storia di alcuni gruppi di migranti residenti nella capitale.
Nel 2003 realizza, insieme ad Alessandra Sciurba, “Palermo Anno Dieci” , un documentario sulla situazione della “primavera palermitana” a dieci anni dagli attentati a Falcone e Borsellino.
Nel 2004 frequenta “Doc ut Des”, corso di documentario di creazione, presso il Festival dei Popoli di Firenze.
Nel 2005 realizza, insieme a Valeria Bernardi e a Nancy Aluigi Nannini, “Artriballes Harragas”, documentario su una scuola di trapezio del centro storico di Marsiglia. Il film, realizzato con il supporto di Cinéma en Lumière – produzione marsigliese  – ha vinto la IV edizione del DAMS Film Festival di Roma come miglior documentario e il premio speciale Cinemavvenire; è stato selezionato da numerosi festival italiani ed europei ed è distribuito on-line da www.docvideo.it.
Nel corso degli anni, la sua esperienza si allarga alla pubblicità (realizzazione di spot per Tenax e Strega Alberti), alla video-arte (installazioni MKN e Mediamash) e all’insegnamento delle tecniche di montaggio e ripresa audiovisiva in alcune scuole superiori toscane.
“Vota Provenzano” è il suo ultimo lavoro.